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 Un processo non contro Contrada, ma contro lo Stato e le sue Istituzioni. Contro il popolo e i suoi difensori. Contro la vera lotta alla mafia.

    Io non so se Contrada sia innocente o colpevole. Non sono titolato a stabilirlo.

    In questi anni ho imparato che un’Accusa che ha le prove della colpa di un imputato, non lo getta in carcere preventivo per 31 mesi; non nasconde qualsiasi frammento di  prova favorevole all’imputato; non utilizza prove false, non le avalla, non suggestiona i testimoni, non cerca continue ciambelle di salvataggio.

    Vengo da studi classici, e rileggo spesso opere oggi dimenticate. Dalla storia della Colonna infame di Manzoni ho imparato che il promettere o garantire impunità a chi  spiffera nomi e fatti di eventuali correi (veri o falsi che siano) spesso è causa di fuorviamento di giudizi. Come nel processo agli untori, dove l’accusa fu estesa a un innocente  dopo l’altro. Del resto, il pentito Gaspare Mutolo, uno per tutti, non ha fatto i nomi di molti giudici che lo avevano condannato, a suo dire collusi con la mafia?  E sono stati  ritenuti collusi come affermava lui? Ma i pentiti sono attendibili a tempo e convenienza?

   A conclusione dei vari processi, Contrada ha ripetutamente chiesto che gli venisse restituito il suo onore di uomo dello Stato.

   Ormai è stato ucciso nel fisico e nel morale. E con lui tutta la sua famiglia e il loro sacrosanto diritto alla vita.

    In questa vicenda è il Tribunale, non Contrada, che deve riacquistare la sua dignità.

In nome del popolo italiano.

                                                                            Enzo Battaglia


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